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Trivellacchiani

serracchiani_trivBrutta bestia, il web che tutto ricorda e nulla distrugge. A parte la reputazione di qualcuno, si capisce. Ieri impazzava un tweet del 21 gennaio 2012: 50 mesi fa tondi tondi -. Diceva così: “Oggi a Monopoli ho partecipato alla manifestazione per la difesa del mare Adriatico dai rischi delle trivellazioni”. Avvincente la firma: Debora Serracchiani. La frangetta più sbarazzina del Pd aveva appena sfilato col governatore di Sel Nichi Vendola, col leader dei Verdi Angelo Bonelli e con alcuni europarlamentari. Tutti No Triv sfegatati. Da quel movimento è nato il referendum promosso da 9 Regioni (7 targate Pd) e fissato per il 17 aprile. Nel frattempo però la Serracchiani è diventata governatrice del Friuli e vicesegretaria Pd. E l’altroieri ha comunicato, con l’altro vicerenzi Lorenzo Guerini, che il referendum è “inutile”, dunque il Pd è per deboral’astensione. Così vogliono Renzi e le lobby retrostanti. Lo stesso Renzi che, sempre nel 2012, voleva rottamare la politica energetica basata sulle trivellazioni per idrocarburi, invocando “investimenti mirati anche di natura pubblica devono essere fatti in settori ancora in fase di sviluppo (come il solare a concentrazione in alternativa al fotovoltaico o l’eolico d’alta quota) là dove è possibile sfruttare le competenze e le eccellenze della ricerca e dell’industria italiana”. Era tutto scritto nel suo programma delle primarie per la segreteria Pd contro Bersani. Ora che è segretario e premier, mica può mantenere le promesse: quelle, com’è noto, sono esche per gonzi.

Quando si ciancia di “antipolitica” e “populismo” per scomunicare le opposizioni che si oppongono, bisognerebbe sempre tenere a mente quel tweet della Serracchiani e quel programma di Renzi. Non c’è nulla di più antipolitico e di populista che promettere qualcosa e poi fare il contrario. Non che sia vietato cambiare idea: purché lo si dica e spieghi. Quando, esattamente, Debora ha cambiato idea sulle trivelle e Matteo sulle rinnovabili al posto delle fossili? Hanno letto ricerche scientifiche? Parlato con luminari? Consultato nuovi dati che smentiscono le convinzioni precedenti? E perché non hanno mai chiesto scusa per aver preso un abbaglio? E perché lo dicono solo un mese prima del referendum? Oltre al merito, poi, c’è il metodo. Quando il governo B., a rimorchio del cardinal Ruini, fece campagna per l’astensione al referendum sull’eterologa, il centrosinistra insorse contro il gesto antidemocratico e diseducativo uguale all’“andate al mare” di Craxi sul referendum elettorale del 1991. In effetti non s’era mai visto un governo che invitasse i cittadini a non votare. Ora la stessa cosa la fa Renzi, per giunta segretario di un partito che si definisce “democratico”. Ma che c’è di democratico nel boicottare un referendum, non Serracchiani-anti-Renzifacendo campagna né per il Sì né per il No, ma per l’ignavia? Dante la considerava il peccato più spregevole, tanto da renderne gli autori (coloro “che mai non fur vivi” perché “visser sanza infamia e sanza lodo”) indegni sia del Paradiso sia del Purgatorio sia dell’Inferno: infatti li sbatté nell’Antinferno e li condannò girare nudi per l’eternità inseguendo un’insegna, punzecchiati a sangue da vespe e mosconi.
E dire che la Serracchiani, in passato, aveva ben presente il dovere civico di votare anche i referendum. Nel 2010 fece campagna per le firme contro il nucleare e l’acqua privata. E quando il governo B. rifiutò di accorpare il referendum con le amministrative del 2011 per far saltare il quorum, tuonò contro il ministro dell’Interno Maroni: “Ha ritenuto bene per il Paese gettare al vento 300 milioni di euro…
Dice di averlo fatto seguendo la ‘tradizione italiana’. Questa è l’Italia che va bene ai leghisti, quella del sottogoverno e di chi trucca le carte della democrazia”. Ora che, a rifiutare l’Election Day fra il referendum No triv e amministrative, a truccare le carte della democrazia e a sprecare 300 milioni è il suo governo, Debora applaude.
Cinque anni fa strillava contro “la mina governativa che avrebbe dovuto sabotare la libera espressione serracchiani1del popolo italiano”. E diceva, sul governo B., cose terribili che oggi calzano a pennello su di lei e sul governo Renzi: “Per i referendum, dal governo è scattata una pianificata operazione per disinnescare il potenziale dirompente della partecipazione popolare. Dalla scelta di una data che seguiva le amministrative alla sostanziale censura sugli organi di informazione pubblici, dagli attacchi contro il quesito sul nucleare alla querelle sui voti degli italiani all’estero fino al presidente del Consiglio che invita esplicitamente a disertare le urne: non ci hanno fatto mancare nulla per gettare ostacoli sul cammino dei cittadini verso i seggi elettorali. Nonostante ciò, ho fiducia che la ‘disinformatjia’ di regime non avrà la meglio.
Nel 2011 il quorum fu superato, i Sì stravinsero e Debora tripudiò: “E’ una grande vittoria del buonsenso degli italiani contro l’arroganza del governo Berlusconi. L’afflusso al voto è un segnale che il corpo vivo del Paese manda alla politica, la quale ora ha il compito di farne tesoro: quando sono in gioco temi sensibili i cittadini si muovono e nemmeno un’orchestrata campagna di disinformazione riesce a distoglierli dal far pesare la loro opinione. E andando a votare i cittadini hanno anche decretato una sonora bocciatura della politica del governo”.
Che infatti, di lì a cinque mesi, andò a casa. L’ “andate al mare”, da Craxi a B., ha sempre portato sfiga. E non c’è il due senza il tre, almeno si spera.

Marco Travaglio
Il Fatto Quotidiano 19.03.2016

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