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ORA ZELIG RENZI ( L’UOMO DEL NI) NON CONTA NULLA

referendumDavanti a un referendum in cui bisognava votare “Sì” o “No”, Matteo Renzi è riuscito a proporsi come campione del “Ni”, nobilitato con lo scioglilingua della “terza via”: lo slogan di un ’altra epoca, quando Tony Blair era un leader vincente e non un lobbista in decadenza. Ieri sera, a urne greche appena chiuse, i fedelissimi del giglio magico, con agile inversione a U, correvano spudoratamente in soccorso del vincitore Tsipras, scaricato e vilipeso fino a poche ore prima (memorabile il “Che ci azzecca Pericle?” del turborenziano Francesco Nicodemo sull’Unità ). Intanto Angela Merkel e François Hollande organizzavano un vertice a Parigi per decidere la reazione dell’Europa. Vertice a cui Renzi non è stato invitato neppure per il caffè. D’altronde averlo al tavolo non aggiungerebbe molto: quale sia la sua idea di euro, di Unione europea, di economia è un mistero. O forse è fin troppo chiaro: nessuna. Hollande è uno dei leader più screditati d’Europa, tra attentati jihadisti, paparazzi e ministri che vanno e vengono, mentre Renzi guida uno dei governi più stabili del continente. Eppure Hollande ha chiamato Tsipras subito dopo il voto, Renzi no. E la Merkel oggi andrà a Parigi, non a Roma. Non è una polemica domestica: la Francia da sola non, può arginare la Germania. E l’Italia, senza aggregare il peso francese, è irrilevante. Il caos greco,insomma, è anche colpa nostra.

Stefano Feltri
Il Fatto Quotidiano 06.07.2015

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