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Expo 2015 solo Renzi è felix

expo2IL PREMIER ARRUOLA IL PAPA E LULA PER LA SUA LEOPOLDA BIS A MILANO. E ANNUNCIA “UN ANNO FELICE”.

Lo chiamano Expo delle Idee, nella realtà è la Leopolda a Milano. Ieri 500 relatori divisi in 42 tavoli tematici hanno partorito altrettante proposte che saranno riunite nella “Carta di Milano”, un documento programmatico in vista dell’esposizione internazionale. La carta sarà presentata dal governo il 28 aprile, pochi giorni prima dall’inaugurazione di Expo, il primo maggio.
UN TEMPISMO miracoloso, considerato che, al momento, oltre alle idee manca parte delle opere e che i cantieri sono attivi anche la notte per tentare di arrivare all’appuntamento con qualcosa di realizzato. Eppure, nonostante i ritardi, le inchieste della magistratura, le mille incongruenze della gestione – a cominciare dal bando per reclutare 18 mila ragazzi per farli lavorare senza retribuzione e a cui l’ad Giuseppe Sala ha spiegato che non c’è “nessuno sfruttamento perché si terranno il palmare e la divisa” – ieri è andata in scena la celebrazione di un evento che nella realtà non esiste e che anzi rischia di registrare un clamoroso flop. Sarà dunque nel solito spirito di infondere ottimismo che il premier Matteo Renzi si è spinto a parlare del 2015 come “anno felix: ci sono le condizioni perché l’Italia torni a correre”. Applausi. Timidi.   Dalle prime file: mezzo governo, parlamentari, alti militari, imprenditori e amici di Renzi, partendo da Oscar Farinetti (Eataly ha ottenuto la gestione dei ristoranti di Expo senza appalto) a Diana Bracco (che
guida la società Expo Spa dal novembre 2008 e non si è mai accorta dei ritardi nelle opere o delle infiltrazioni mafiose). I ministri schierati in prima fila: Maria Elena Boschi, Andrea Orlando, Roberta Pinotti, Dario Franceschini, Giuliano Poletti, Maurizio Martina. Poi vice ministri, sottosegretari. La bandiera di legalità: il commissario straordinario Raffaele Cantone. E come all’ultima Leopolda anche qui è salito sul palco pochi minuti. “Siamo riusciti a studiare centinaia e centinaia di documenti e a limitare i danni, ma sono orgoglioso di dire che l’Ocse ha dichiarato il nostro metodo esportabile all’estero”. Solamente due interventi hanno dato un respiro realmente internazionale e concreto all’appuntamento di ieri: il video messaggio del Papa e il collegamento da San Paolo con Lula . Ed entrambi hanno posto l’accento sulla povertà. Il pontefice: “L’iniquità è l’origine di tutti i mali”. L’ex presidente brasiliano: “Noi qui abbiamo scoperto che il problema della fame non è dovuto alla mancanza di cibo ma alla mal distribuzione dei soldi”.
NELL’HANGAR BICOCCA di poveri neanche l’ombra. In compenso Alessandro Profumo (oggi alla guida di Mps dopo aver ricevuto da Unicredit una buona uscita da 40 milioni) ha partecipato al tavolo tematico “l’eredità politica di Expo” e dal palco è intervenuto il “padrone di casa” Marco Tronchetti Provera, proprietario dell’area a cui va il merito di aver trasformato la vecchia fabbrica della Breda in uno spazio espositivo e incentivato la nascita dell’Università Bicocca dove un tempo lavoravano
15 mila operai.   Il ministro Martina si è impegnato al massimo per organizzare l’evento, cercando di inserire nei tavoli anche i rappresentanti del no profit e di piccole realtà a chilometro zero, ma l’omaggio alla Leopolda e la solita sfilata di politici hanno trasformato la giornata in una passerella. Terminata con l’arrivo di Renzi. Al suo ingresso, poco prima delle 16, i lavori sono stati sospesi. “Peccato, stavamo quasi dando vita a una religione”, scherza Davide Rampello relatore del tavolo sull’acqua. “Bé, è arrivato il messia”, gli risponde Davide Corritore, ex consigliere economico di Massimo D’Alema e oggi presidente di Mm.
IL PREMIER PARLA per pochi minuti. Punta sull’opportunità che Expo rappresenta per il Paese, sul 2015 “anno felix”,
poi scherza sull’intervento di Lula. “Ha chiamato Maroni compagno, è stato censurato perché Pisapia era geloso”. E dietro il palco, tra gli uomini dello staff del premier e alcuni parlamentari, qualcuno ha sorriso: “Dobbiamo chiedergli cosa ha provato lui a sentirsi chiamare compagno”.   Finito l’intervento del premier, lui e ministri hanno lasciato l’hangar verso Linate per salire sull’aereo che li ha riportati a Roma dopo uno scalo a Firenze per lasciare la coppia toscana Boschi e Renzi. In giornata nessuno è passato al convegno che si è tenuto in Comune contro le multinazionali che impongono le politiche del cibo e quindi la fame per oltre un miliardo di persone. Appuntamento, questo sì, in linea con i messaggi del Papa e di Lula.

di Davide Vecchi
Il Fatto Quotidiano 08.02.2015

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