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VOTO DI SCAMBIO LA LEGGE È SFATTA

SenatoAPPROVATO AL SENATO IL NUOVO 416 TER. PROTESTA DEI CINQUE STELLE. ORA SI PENSA A UN DDL PER RIALZARE LE PENE.

Urla, cori, insulti, foto strappate e due grillini espulsi. Ma alla fine la curva del Senato ha detto sì alla nuova norma sul voto di scambio, che abbassa le pene e manca di parole cruciali. Inutile l’ostruzionismo di Cinque Stelle, che in aula ha fatto di tutto; ininfluente l’astensione della Lega, valsa come un no. Soffocati i mal di pancia nel Pd, fedele all’accordo con Forza Italia. Ieri, in quarta lettura, Palazzo Madama ha dato il definitivo via libera con 191 sì, 32 contrari e 18 astenuti al nuovo articolo 416 ter del codice penale “sullo scambio elettorale politico-mafioso”, che punisce “chiunque accetta la promessa di procurare voti in cambio della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità”. Scendono le pene, da 7-12 anni a 4-10 anni di reclusione. Sparisce (rispetto al ddl originario) la punibilità per chi “dia disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione mafiosa”. Scomparsa anche la parola “qualunque” davanti ad “altra utilità”, nove lettere he ampliavano la lotta alla compravendita di voti. Tutto cancellato in terza lettura alla Camera dalla maggioranza e Fi.INSENATO si parte presto, dopo la discussione di martedì a cui aveva assistito anche Grillo. Assenti tutti gli ex M5S. Il filo rosso della mattinata è il duello tra il presidente dell’aula Pietro Grasso e i 5 Stelle. Il capogruppo di M5S, Maurizio Buccarella, chiede tempo per l’illustrazione di altri emendamenti. Grasso dice no: “Il tempo è esaurito”. Marco Scibona protesta: “Vado alle manifestazioni (No Tav, ndr) e mi manganellano, arrivo in aula e mi tagliano il tempo”. Grasso non arretra: “Se i suoi colleghi avessero contenuto i loro interventi avrebbe potuto parlare”. Tocca ad Alberto Airola. Dal Pd rumoreggiano, lui replica: “Sono quelli che ci danno dei fascisti”. Il presidente gli toglie la parola, e il grillino reagisce: “Questa è la democrazia sua e del suo partito”. L’ex capogruppo Vincenzo Santangelo stacca il microfono dal supporto. Grasso scherza: “Non lo rompa, è danno erariale”. Risate. Santangelo: “Non è stato intenzionale”. L’ex procuratore: “Lo so, altrimenti sarebbe danneggiamento aggravato”. Poi precisa: “Era una battuta per sdrammatizzare”. Il Senato boccia emendamenti in serie, M5S polemizza ancora. Vito Petrocelli: “Nell’ottica di armonizzare i tempi l’ultima parola spetta alla presidenza?”. Grasso: “Hanno deciso i capigruppo”. Dichiarazioni di voto. Peppe De Cristo-faro (Sel) ammette: “Il provvedimento poteva essere migliore”. Accusa i 5 Stelle di “propaganda becera”. Proteste, liti. Un leghista contro una grillina: “Zitta scimmia”. Grasso si scusa con la scolaresca in tribuna. De Cristofaro chiosa: “Il tentativo di prendere voti in più non si ferma neppure davanti alla Shoah”. Chiaro riferimento al post di Grillo.DAI BANCHI M5S applausi e “ciao” ironici. Airola e Santangelo urlano senza sosta. Grasso minaccia “provvedimenti”, anche a gesti. I grillini lo sfidano: “Buttaci fuori”. Grasso risponde con due censure. Santangelo non si placa, il presidente lo espelle. Dai 5 Stelle il coro: “Fuori la mafia dallo Stato”. Viene espulso anche Airola. Irrompe Lucio Barani, storico craxiano, ora in Gal: “Non vorrei che in quest’aula si urlasse perché circolano sostanze tossiche, chi urla venga con me in laboratorio”. Caos. Grasso prova a contenerlo ma Barani non si frena, definisce Craxi “uno dei più grandi statisti”. Dai 5 Stelle, un classico: “Tutti a casa”. L’ex pm riprende Barbara Lezzi: “Non vorrei usare la parità di genere per le espulsioni”. A Sergio Puglia: “La prego di non trascendere in atti violenti sul banco”. Grasso arriva a minacciare “l’espulsione di tutto il gruppo”. Intanto la Lega si astiene: “La pena doveva rimanere quella della prima formulazione”. La dichiarazione di voto per M5S la fa Mario Giarrusso: “Volete ridurre le pene dopo un accordo tra il premier e un ex senatore che abbiamo cacciato (Berlusconi, ndr). Avevamo una norma che metteva paura alla mafia e ai suoi sodali, presenti anche in quest’aula…” Gli urlano: “Fai i nomi”. Lui prosegue: “Questa norma va approvata perché qualcuno deve fare un nuovo patto con la mafia prima delle elezioni”. Il Pd insorge, Giarrusso va avanti: “Perché il nostro presidente (Napolitano, ndr) è andato a Catania e ha tenuto fuori dalle cerimonie il procuratore della Repubblica? A noi risulta che abbia incontrato Tinebra (Giovanni, procuratore generale di Catania, ndr)”. I 5 Stelle mostrano fogli con le facce di Berlusconi e Napolitano e un fotomontaggio che ritrae un incrocio tra Renzi e Berlusconi: sotto, la scritta “i padrini del voto di scambio”. I commessi corrono a strapparli assieme al questore Lucio Malan (Fi), Grasso sospende la seduta. Franco Mirabelli (Pd): “Nulla vieta a nessuno di noi di ritenere che sarebbe stato più giusta la pena tra i 7 e i 12 anni, e di correggere questo con una leggina”. Poco dopo le 12 di vota. Il nuovo 416 ter sarà legge. M5S lavora già a un emendamento in un prossimo ddl per inasprire le pene. Il civatiano Felice Casson assicura il suo appoggio (“lavoro a un testo sullo stesso punto”). In serata l’ufficio di presidenza del Senato “deplora” il comportamento dei 5 Stelle.

di Luca De Carolis
Il Fatto Quotidiano 17.04.2014

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