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Legalità: i tentacoli delle mafie anche sulle campagne

LegalitàNei giorni in cui si ricordano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, la Cia denuncia l’attenzione sempre più consistente della criminalità organizzata sull’agricoltura e sull’agroalimentare. Le mani delle “cosche” sul fatturato del “tarocco”. Solo nel 2012 sequestrati più di 10 milioni di cibi contraffatti.

 
La contraffazione e la frode alimentare nel nostro Paese ammontano ad un fatturato da oltre un miliardo di euro l’anno. Un fenomeno criminale nelle mani delle mafie che sempre più allungano i loro tentacoli nelle campagne italiane: più di 240 reati al giorno, praticamente otto ogni ora, oltre 350 mila agricoltori (un terzo del totale) che hanno subito e che subiscono gli effetti delle criminalità organizzata. Lo evidenzia la Cia – Confederazione italiana agricoltori –  che afferma  “Oggi gli agricoltori sono vittime delle mafie che praticano ogni mezzo illegale per impadronirsi del business che ruota attorno al sistema agroalimentare: furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, il cosiddetto “pizzo”, discariche abusive, macellazioni clandestine, danneggiamento e incendi alle colture, aggressioni, truffe nei confronti dell’Unione europea, “caporalato”,abusivismo edilizio, saccheggio del patrimonio boschivo, agropirateria. Un dato su tutti: il 20 per cento (2.245 su 11.238) dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata sono rappresentati da terreni destinati all’agricoltura”.Non solo. Vi è un fitto intreccio di interessi tra famiglie mafiose siciliane, clan camorristici e ‘ndrangheta calabrese nella gestione della filiera agroalimentare, che va dall’accaparramento dei terreni agricoli alla produzione, dal trasporto delle merci su gomma allo stoccaggio della merce, dall’intermediazione commerciale alla fissazione dei prezzi, fino ad arrivare agli ingenti investimenti destinati all’acquisto di catene di supermercati o interi centri commerciali. E in questo “assalto”, proprio il fenomeno della contraffazione e della frode -sottolinea la Cia- costituisce un’area remunerativa di investimento per la criminalità organizzata, al pari della produzione e dello spaccio della droga, della gestione della prostituzione, del gioco d’azzardo, del controllo dell’immigrazione clandestina e del lavoro nero. In generale il mercato del falso fattura circa 7 miliardi di euro e il settore più colpito, dopo l’abbigliamento, gli accessori e i cd e dvd, è l’alimentare. Nel 2012 sono stati sequestrati più di 10 milioni di alimenti contraffatti. I più “clonati” sono l’olio d’oliva, i formaggi, le conserve di pomodoro, il vino e anche molti prodotti “bio” o freschi come gli agrumi.

Come contrastare il fenomeno della contraffazione e della frode alimentare? La Cia propone un raccordo sempre più stretto tra imprese e Stato e la creazione di un “pool” interforze e associazioni per rafforzare lo scambio informativo sui flussi dei prodotti contraffatti, per favorirne la riconoscibilità rispetto ai prodotti autentici da fornire alle autorità nazionali, alle agenzie doganali e di controllo. Ma è anche importante divulgare la cultura della legalità presso le imprese e rappresentare il legame scandali alimentari e criminalità presso i consumatori. D’altra parte, proprio la consapevolezza dei cittadini va di pari passo alla chiarezza dell’etichetta del prodotto acquistato, unico strumento concreto di conoscenza del prodotto finale, che deve fornire le necessarie informazioni sulla sua origine.

di Tommaso Tautonico
www.alternativasostenibile.it

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