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Cibo Locale: Idee dalle Citta’ di Transizione

Cibo localePer restare in tema col nostro primo incontro ed avere ancora qualche idea su come potremmo avere cibo sano e locale, aumentando la resilienza del nostro territorio, eccovi una veloce panoramica di iniziative realizzate nelle prime Città di Transizione, in Gran Bretagna, Irlanda, Stati Uniti e Nuova Zelanda.
Acquisizione di competenze   Nel percorso della Transizione, questa è la fase in cui si cerca di acquisire il “saper fare”, organizzando corsi, laboratori, conferenze. Relativamente al cibo locale, sono stati organizzati sia corsi per insegnare alle persone a coltivare il proprio orto (No Dig Gardening Project, Transition Nelson), sia corsi sull’approvvigionamento, conservazione e cottura dei cibi locali (The Master Chef Series, Transition Whitstable).

Orti domestici   In questo gruppo rientrano iniziative miranti ad incrementare il numero degli orti in cortile e fornire  sostegno ed informazioni ai coltivatori.
Il progetto Open Kitchen Garden (Transition Lewes) ad esempio, prevedeva visite agli orti esistenti.
OOOOBY, Fuori dal cortile, è un social network che mette in rete coltivatori di orti perché possano scambiarsi conoscenze, prodotti, semi, organizzare i propri incontri e promuovere eventi. E’ nato in Nuova Zelanda, ma pensato per essere usato a livello globale.
Food Up front, Cibo in Vista, fornisce competenze ed assistenza materiale con attrezzi, semi, concime alle famiglie che intendono cimentarsi in un orto domestico (Londra).
Esiste anche un progetto che mira a mettere in relazione tra loro persone che coltivano nel proprio cortile, realizzando laboratori di orticoltura bisettimanali ospitati, di volta in volta, in un diverso orto privato: è il Travelling Garden Group di Kapiti, Nuova Zelanda.

Orti_urbaniOrti su terreni in affitto/concessione/condivisione   Alcuni progetti supportano le persone prive di un cortile nella ricerca di spazi da coltivare e nella loro gestione.Ci sono gruppi il cui scopo è fare pressione sui Comuni per ottenere la concessione di aree da destinare ad orti urbani (West Kirby, Canterbury) o per condividere la gestione e la coltivazione di aree già assegnate (Stroud).
A Totnes invece, il progetto Garden Share vuol favorire l’incontro tra aspiranti coltivatori e terreni inutilizzati e facilitare i rapporti tra proprietari e orticultori. Al momento dell’iscrizione i proprietari compilano un modulo in cui descrivono dettagliatamente il terreno e le sue dotazioni ed esprimono le proprie richieste. Un documento analogo viene compilato anche dagli aspiranti coltivatori, i dati vengono incrociati dai mediatori e in caso di esito positivo le due parti vengono messe in contatto. Se tutto va bene, stipulano un contratto che di solito comprende la fornitura settimanale di un quarto del raccolto.

Orti e frutteti collettivi   Alcune Città di Transizione  (Kinsale, Glastonbury, Brixton, Brighton) hanno orti urbani condivisi, dove le persone possono apprendere le tecniche di coltivazione lavorando in gruppo, seguite da esperti, dividendosi poi i raccolti. Progetti simili hanno riguardato anche frutteti. A Bathford è stata avviata la gestione sociale ed il recupero di un antico frutteto privato, che il proprietario ha voluto dare in concessione alla comunità locale.
Altri frutteti sono stati impiantati in terreni comunali o addirittura in spazi pubblici urbani (Portobello, Nelson).

Agricoltura Sostenuta dalla Comunità (CSA)   Si tratta di società a responsabilità limitata di cui fanno parte sia i produttori che i loro clienti, che vengono così coinvolti nei processi decisionali ed economici che stanno dietro alla produzione del proprio cibo. Pagando la propria porzione di raccolto ad inizio stagione, si assicurano cibo biologico e locale ad un prezzo garantito e possono monitorare facilmente le proprie spese. Il produttore ha il vantaggio di avere una base di clienti sicura con cui condividere i rischi dell’attività ed ha generalmente delle entrate superiori rispetto a chi produce per un mercato esterno. Non ha bisogno di macchinari per il confezionamento e l’immagazzinamento dei prodotti perché la maggior parte dei “consumatori” preleva periodicamente la propria parte direttamente in azienda. Esempi di progetti di questo tipo sono Stroud Community Agricolture e Canalside Community Food.

Fonte: http://www.sardegnaintransizione.org

 

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