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DOPO IL TTIP ARRIVA IL TISA, UN ALTRO TRATTATO CHE UCCIDE LA DEMOCRAZIA

tisaSerpenti striscianti pronti a colpire una volta approvati. Sono i trattati internazionali, accordi presi sulla testa di milioni di persone senza il benché minimo processo democratico. Prive di condivisione democratica, queste strette di mano intra-governative e sovranazionali hanno anche la caratteristica d’essere irreversibili. Dopo la prima battaglia che le multinazionali sono riuscite a portare a casa col TTIP (ma badate non la guerra), arriva il TISA, ovvero il “Trade in Service Agreement”. In altre parole un “accordo” internazionale di scambio sui servizi, che ne prevede la deregolamentazione e la liberalizzazione selvaggia. Scandaloso che i cittadini debbano essere informati tramite Wikileaks, che dopo le prime rivelazioni del 19 Giugno 2014, a distanza di un anno, rilascia nuovi documenti riguardanti le negoziazioni in corso. L’importanza di questo accordo è facilmente intuibile considerando sia i numerosi Paesi coinvolti, sia i tipi di servizi.

CHI PARTECIPA?
Al tavolo delle trattative sono seduti la bellezza di 51 Stati: naturalmente gli Stati Uniti, assieme ai 28 paesi dell’Unione Europea, con Australia, Nuova Zelanda, Canada, Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Israele, Turchia, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Uruguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica. Insomma, unici assenti i BRICS.

QUALI SERVIZI VENGONO TRATTATI?
Parliamo, praticamente, di tutto lo scibile immaginabile: banche e finanza, mercato del lavoro, sanità, istruzione, ricerca scientifica, servizi postali, trasporto aereo e marittimo, raccolta dei rifiuti, costruzioni, telecomunicazioni. Per meglio capire l’impatto consideriamo due dati: i partecipanti alle trattative contribuiscono con circa il 70% del PIL mondiale e rappresentano il 70% del commercio mondiale di servizi.

IL RUOLO DELL’EUROPA
I 28 Stati membri dell’UE sono rappresentati alle trattative, manco a dirlo, dalla Commissione Europea di Jean-Claude Juncker, che ha reso nota la sua partecipazione all’accordo soltanto tre giorni dopo la rivelazione di Wikileaks(trovandosi spalle al muro), evitando spesso e volentieri la trasparenza necessaria nei confronti del Parlamento Europeo e dell’opinione pubblica.

COME SI È MOSSO IL MOVIMENTO 5 STELLE
Il Movimento 5 Stelle si era già mobilitato subito dopo l’insediamento ed aveva trasmesso un’interrogazione, l’8 Settembre 2014, per chiedere chiarimenti alla Commissione Europea riguardo alle trattative e sulle modalità e totale mancanza di trasparenza in merito al TISA. La netta opposizione a quest’ultimo è stata condotta in parallelo a quella destinata al TTIP, nella piena consapevolezza dei risultati disastrosi che potrebbero conseguire: privatizzazioni, liberalizzazioni e deregolamentazioni di ogni servizio, lasciando i Paesi alla mercé delle multinazionali.

IL RUOLO DELLE MULTINAZIONALI
Il TISA è fortemente supportato – e probabilmente fu anche ideato – dalle grandi multinazionali che hanno esercitano la propria influenza sui governi nazionali, facendo avviare e condizionando le trattative (come nei casi del TTIP e TPP). L’esempio per eccellenza è la CSI, “Coalition of Services Industries“, la più potente lobby americana che annovera tra i suoi membri: JP Morgan Chase, 21st Century Fox, Mastercard, Microsoft, Citigroup, eBay Inc., Visa International, Walmart, IBM, HP, Google, Fedex, Ups, The Walt Disney Company e altre ancora. Il supporto al TISA da parte della CSI è completo e sfacciato: “Dobbiamo supportare la capacità delle aziende di competere in modo giusto e secondo fattori basati sul mercato, non sui governi“. È questa l’angosciante giustificazione.

UNO SGUARDO GLOBALE: TPP, TISA, TTIP
Il TPP (Trans-Pacific Partnership), il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) e il TISA (Trade in Services Agreement) sono tre accordi che hanno molti punti in comune (la presenza americana su tutti). Le preoccupazioni, considerate la natura segreta di queste negoziazioni e la mancanza di trasparenza verso istituzioni e cittadini, sono più che giustificate (come hanno ribadito anche le Nazioni Unite): vi è il rischio di abbassare la soglia della protezione della salute, della sicurezza alimentare, delle condizioni di lavoro. Tutto per soddisfare gli interessi del business, dei monopoli e delle multinazionali, con un potenziale effetto devastante sui diritti umani.

Diffondete la denuncia di Tiziana Beghin e Marco Valli:

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