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I “padroni” a Firenze “Manca soltanto la destra americana”

leopolda3LA BATTUTA DI CIVATI SINTETIZZA L’ATMOSFERA DELLA KERMESSE PIENA DI INDUSTRIALI.

Si può sintetizzare con il riferimento di Pippo Civati, “mi sa che c’è anche una delegazione della destra repubblicana statunitense”, o esplicitare con la crudezza del presidente dei Popolari, Mario Mauro: “Gli operai in piazza e i padroni alla Leopolda”. Le due immagini fotografano quasi fedelmente la seconda giornata della kermesse renziana, segnata dalla presenza di finanziari, imprenditori e manager. David Serra, Patrizio Bertelli, Aldo Bonomi, Brunello Cucinelli, Andrea Guerra, Vincenzo Novari. E tanti altri delle pmi che rappresentano il capitalismo pulviscolare di Matteo Renzi. Poi ci sono i dirigenti amici come Fabrizio Landi, finanziatore della fondazione Open per 75 mila euro, oggi nel cda di Fin-meccanica, l’immancabile Marco Carrai, nel cda di Open con Luca Lotti e Maria Elena Boschi, nonché presidente di Aeroporti Firenze.
C’È ALBERTO BIANCHI, avvocato di Renzi e Carrai, anche lui nel cda della fondazione dell’ex rottamatore di cui è presidente e tesoriere, da pochi mesi entrato in Enel. O Marco Seracini, commercialista di fiducia del premier nonché tra i fondatori nel 2007 dell’associazione Link, la prima creata ad hoc per raccogliere soldi finalizzati all’ascesa politica del boy scout di Rignano. E non è soltanto il parallelo con la piazza romana della Cgil a rendere più netti i contorni di quello che sembra un workshop Ambrosetti governativo, ma anche gli interventi e le dichiarazioni di quanti hanno preso la parola. Renzi dal palco annuncia la volontà di “combattere corruzione ed evasione” ma affida il tavolo dedicato al rilancio delle pmi italiane a Serra, finanziere con residenza a Londra dal 1995, gestore del fondo speculativo Algebris che controlla anche la Algebris Investiments Ltd, società di servizi correlata con sede alle Cayman, noto paradiso fiscale. Non ha partecipato ai lavori ma è intervenuto dal garage allestito come sfondo della Leopolda, Patrizio Bertelli. Il patron di Luna Rossa nel dicembre 2013 ha trovato un accordo con il Fisco a seguito di accertamenti chiesti dai pm di Milano, Gaetano Ruta e Adriano Scudieri, titolari del fascicolo per “omessa o infedele dichiarazione dei redditi”. Analizzando dieci anni di bilanci i magistrati hanno ipotizzato una elusione fiscale di
470 milioni di euro. Bertelli e la moglie, Miuccia Prada, hanno siglato un accordo transattivo che “ha soddisfatto le richieste delle autorità fiscali italiane”, ha spiegato.   La distanza con la piazza romana sembra ridursi quando sul palco interviene Raffaele Cantone, presidente dell’autorità anticorruzione: “L’Italia nelle classifiche sulla corruzione è al 69° posto: proviamo a risalire dimostrando che c’è un’Italia migliore”. Poi Pierfrancesco Diliberto, noto come Pif, passa a salutare Renzi e ricorda al premier che la legge del governo sull’autoriciclaggio è “effettivamente una minchiata” . Poi andandosene aggiunge che nel Pd “fin quando ci sarà spazio per gente come Crisafulli (indagato con l’accusa di associazione mafiosa) le cose non cambieranno” e ammette che in effetti quando vede Renzi con Verdini “mi viene un brivido”. Nel frattempo sul palco della Leopolda sale Aldo Bonomi, vicepresidente di Confindustria. Manager, imprenditore e da tre giorni con una richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di falso per induzione. Secondo la procura di Brescia nel 2009 Bonomi, insieme ad altre cinque persone, avrebbe falsificato alcune tessere e una serie di firme per vincere le elezioni dell’Aci. Elezioni che Bonomi vinse con la sua lista ma che, secondo il procuratore Claudia Moregola, sono state falsate distribuendo gratuitamente tessere ad amici e conoscenti. Oggi, ultimo giorno di Leopolda, Renzi chiuderà i lavori a fine mattina e poi correrà a Campi Bisenzio per celebrare i 150 anni delle Officine Galileo, insieme all’amministratore delegato di Finmeccanica, Mauro Moretti.

di Davide Vecchi
Il Fatto Quotidiano 26.10.2014

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