LA CARICA DEI 106 CINQUESTELLE PRONTI ALLE BARRICATE E GLI SFOTTÒ AGLI AVVERSARI: “ABBIAMO TRENT’ANNI MENO DI VOI, MA NON SIAMO PULCINI”.
RIPENSANO alle 48 ore che hanno trascorso nell’aula della Camera. Ragionavano: “Letta non molla, ma questi non ce la fanno. Ci hanno detto: ‘Guardate che va a finire che si lavora fino a ferragosto…’. Bluffano, ma se pensano che molliamo si sbagliano”. E infatti di mollare non avevano nessuna intenzione. Dopo il via libera al decreto del fare – la seduta fiume non poteva più andare oltre – l’ostruzionismo era pronto a trasferirsi dall’Aula alla commissione Affari Costituzionali. Annullato l’incontro con Letta – “Era inutile, dovevamo decidere prima come presidiare le commissioni”, spiegavano – il piano è studiato nei minimi particolari: un blitz con 106 emendamenti, uno per ogni deputato. Quello di Giuseppe D’Ambrosio – il “maestro” dei grillini in tema di regolamento e procedure – era lungo 45 pagine. E lui era pronto a leggerlo “molto lentamente”. A interrompersi “ogni tanto”, a “tornare indietro” se qualcuno fosse stato distratto. “Sarà il vostro Vietnam”, minacciavano. Tutti i deputati impegnati in altre faccende sono stati richiamati a Roma. Paola Pinna, Federica Daga a e Andrea Vallascas sono stati fatti rientrare dalla Sardegna. Chi era già con un piede sul treno per Fabriano (oggi c’è un’iniziativa fuori dall’Indesit) è stato fermato. Alessandro Di Battista e Carlo Sibilia sono tornati apposta da Gerusalemme (erano partiti giovedì mattina, nemmeno 24 ore prima) e si sono presentati a Montecitorio ancora con lo zaino in spalle (e pure uno sfacciato eroismo: “Vado a dormire un paio d’ore”, dice Di Battista. “Molla?” “No, non mollo mai. Mi sono già preso tre turni, non vedo l’ora”).
ALEGGIAVA anche un discreto tasso di preoccupazione. Diceva Francesco Cariello, deputato pugliese: “Mia suocera è il mio termometro politico. Mi chiede: ma che state facendo? Alla tv parlano solo del-l’ostruzionismo, non spiegano perché lo stiamo facendo: va a finire che pensano che stiamo bloccando il Parlamento”.
Questa volta non è andata così. Angelo Tofalo balla sulla canzone che ha osato far suonare anche in Aula. Ha messo “People have the power” in chiusura del suo intervento di giovedì sera (la Boldrini, sentita la voce si Patti Smith, domandava: “Che cosa sta succedendo? Ah c’era anche la colonna sonora? Accidenti, gli effetti speciali, la ringrazio”). È il loro inno alla “fase due”, come la chiama Riccardo Nuti. Quella in cui “vinciamo noi”: il grido del deputato Matteo Dall’Osso, guarito dalla sclerosi multipla e sfottuto dai banchi di Pd e Scelta Civica per aver perso il filo del discorso, è stato prontamente riadattato alla battaglia parlamentare. Spiega Francesco D’Uva su Facebook: “Oggi, dopo mesi, è il primo accordo che riusciamo a raggiungere. Oggi, dopo mesi, veniamo rispettati per la prima volta dalla maggioranza. Credevano di avere a che fare con dei pulcini. Avevano bisogno di due notti di ostruzionismo per capire che invece siamo delle tigri”. Il collega Vittorio Ferraresi è “distrutto ma felice”: “Allora qualcosina contiamo la dentro eh?”.
Il Fatto Quotidiano 27.07.2013