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Il Pdl accerchia le toghe Al pm arriva un proiettile

Ilda BoccassiniMINACCE DI MORTE DOPO LA REQUISITORIA RUBY, IERI ALTRA LETTERA PER ILDA BOCCASSINI. IL PROCURATORE: UN CRESCENDO.
Un “crescendo” di minacce, anche di morte. Insulti e, infine, due proiettili infilati in una busta. Non è la prima volta che il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini viene attaccato e minacciato. Pubblica accusa in processi di criminalità organizzata e terrorismo, il magistrato napoletano è da anni sotto scorta. Ma dopo la requisitoria del processo Ruby, in cui ha chiesto sei anni per concussione e prostituzione minorile per Silvio Berlusconi, le minacce si sono moltiplicate. Le lettere, alcune scritte a mano, sono diventate decine. Fino all’ultimo messaggio di dieci righe, corredato da due pallottole di fucile: “Brutta puttana… frena… ti spareremo”. Parole scritte con un pennarello blu e con un chiaro riferimento al caso della ragazza marocchina, spacciata da Berlusconi per la nipote dell’ex presidente egiziano Mubarak. Poi la firma, una sigla sconosciuta agli investigatori, ma anche una stella a cinque punte, un probabile scimmiotta-mento del simbolo delle Br. Difficile decifrare da dove sia stata spedita la busta, perché il timbro non risulta leggibile. Edmondo Bruti Liberati, procuratore della Repubblica di Milano, ha deciso di rendere pubbliche le minacce a Boccassini con una nota di poche righe in cui denuncia l’escalation d’intimidazioni e poi chiarisce che l’ufficio, “con tutti i suoi magistrati, adempie e continuerà ad adempiere con immutata serenità al compito di svolgere indagini e sostenere l’accusa in dibattimento nel più rigoroso rispetto delle regole e delle garanzie processuali, fedele al principio costituzionale della eguaglianza di tutti di fronte alla legge”.

  FEDELTÀ in cui non mostra di credere la difesa Berlusconi e tutto il Pdl. Già l’11 marzo una folla di parlamentari di quel partito, tra cui alcuni ex e futuri ministri, aveva occupato il Tribunale di Milano, per protestare contro lo “scandalo” di “volere eliminare per via giudiziaria” l’ex presidente del Consiglio. Ne aveva accennato la stessa Boccassini in un passaggio della sua requisitoria al processo Berlusconi-Ruby: “Mi sono sentita smarrita perché non riuscivo a capire le ragioni per cui i rappresentanti delle istituzioni avevano invaso il palazzo di Giustizia”. L’ex presidente del Consiglio aveva replicato rispolverando il vecchio mantra: “Odio e bugie”. E così ancora una volta il magistrato, già pubblica accusa negli anni Novanta nei processi Imi-Sir e Sme, era stata investita da una lunga serie di definizioni, tra cui quella di “boia” pronto a far scattare una “ghigliottina giudiziaria”. Solo un paio di settimane fa invece il Popolo della libertà aveva organizzato una manifestazione a Brescia per contestare “l’uso politico della giustizia”, un’adunata in cui fan e contestatori si erano poi scontrati a colpi di slogan e non solo. Sarà proprio l’autorità giudiziaria di Brescia, competente per i reati che vedono come vittime o autori i magistrati di Milano, a coordinare gli investigatori della Digos milanese che lavorano sulle minacce arrivate alla pm. A Ilda Boccassini è arrivata la solidarietà dei colleghi. “Grave e vile episodio”, secondo l’Associazione nazionale magistrati. “Solidarietà e vicinanza” le sono state espresse da Magistratura democratica. “Saprà reagire da par suo”, dice il Consiglio superiore della magistratura. La politica ha invece taciuto quasi del tutto. Se ha parlato, lo ha fatto per attaccare le motivazioni della sentenza Mediaset che ha recentemente condannato Berlusconi. “Vera e propria persecuzione giudiziaria” per il capogruppo Pdl alla Camera Re-nato Brunetta, “siamo stufi”. “Motivazioni erronee e sconnesse”, per gli avvocati-parlamentari Nicolò Ghedini e Piero Longo. Verdetto “surreale” per l’imputato Berlusconi.

Reagisce, dal Pd, soltanto Rosy Bindi: “I commenti pesanti del centrodestra alle motivazioni della sentenza della corte d’Appello sono l’ennesimo inaccettabile attacco all’autonomia della magistratura. Sono anni che assistiamo a una sassaiola di parole ingiuriose con le quali si tenta di screditare l’operato dei giudici per alimentare un clima di diffidenza e sfiducia verso la giustizia”.

   Parole gentili di Ghedini, invece, per l’avversario in aula vittima di minacce anonime: “Non vi è alcun apprezzamento, come è noto, nei toni e nei modi che la dottoressa Boccassini ha utilizzato in questi anni nei processi nei confronti del presidente. Ma si deve da parte di tutti esprimerle la massima solidarietà e la richiesta che siano rafforzate le misure di protezione, di fronte a minacce intollerabili e che non debbono trovare giustificazione alcuna”.
di Giovanna Trinchella
Il Fatto Quotidiano 24.05.2013

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