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Boom di Grillo: il suo non-partito è arrivato primo

logo_movimentoTRE ANNI FA NON ESISTEVA. NON HA SEDI VIAGGIA TRA RETE E PIAZZE, E NE ELEGGE 150

Sfida al cardiopalmo. Testa a testa nella notte con il Pd, che si sentiva la vittoria già in tasca: il Cinque Stelle è il primo partito alla Camera a poche sezioni dalla fine dello spoglio.    Un non partito con un non statuto e un non leader che il giorno dei risultati coltiva l’orto; un movimento senza sede né storia: è l’anomalia italiana chiamata Cinque stelle, talvolta più semplicemente Beppe Grillo o voto di protesta. Sono tutti i non che ne fanno un fenomeno mondiale: nato e cresciuto tra piazze e Internet. Un movimento capace di disorientare amici e avversari, di passare da capitomboli (le parlamentarie) a trionfi, come quello di ieri.    “SONO CURIOSO di vedere dove ci collocheranno in Parlamento, tra quali banchi”, dice Grillo dalla sua casa di Genova mentre pensa che i democratici “andranno avanti con Berlusconi per qualche mese, ma lo sanno anche loro che sono finiti”. Ieri i grillini hanno tenuto testa a partiti che hanno cento anni di storia o miliardi alle spalle. “Cambia tutto. Non te lo puoi nemmeno immaginare, domani sarà tutto diverso. Abbiamo voltato pagina, non si può tornare indietro. L’Italia sarà un Paese migliore, più onesto. Se ne accorgeranno tutti e capiranno che si vive meglio. Potranno partecipare, far sentire la loro voce, andare in Parlamento, come i nostri eletti”.    Beppe Grillo è uscito di casa ieri alle 11 di mattina del 25 febbraio 2013. Guarda l’ora, ma sembra contare gli anni: quegli ultimi ottocento metri a piedi – accanto alla moglie Parvin e al figlio Rocco che ha entusiasmo e orgoglio che luccicano negli occhi – sono stati l’ultimo tratto di un percorso molto lungo, cominciato nel 2005 con la nascita del blog. E poi nel 2007 con il V-day di Bologna. Un cammino fatto di alti e bassi, e di fatica: glielo leggi nel viso teso, negli occhi. Del resto con i suoi 64 anni non è un ragazzino, e le 77 di tappe in giro per l’Italia sono state una maratona. Sempre sul palco, sempre a parlare a squarciagola. Grillo cammina per le strade di Sant’Ilario, il paese alle porte di Genova dove abita, in mezzo a ulivi e mimose. È emozionato, un po’ spaventato. Ha forse più paura di vincere più che di perdere. Un cronista prova a incalzarlo: si aspetta un Paese ingovernabile? E lui: “Adesso l’Italia è ingovernabile, noi porteremo cittadini onesti in Parlamento”. E l’astensionismo? “È tantissimo, è il generale inverno che colpisce. Non riguarda i giovani, ma quelli che hanno problemi a uscire di casa”. Nell’attesa cosa farà? “Vado ad aspettare i risultati nell’orto”. Sei più bravo come politico che come agricoltore, scherza un vicino di casa con cui Grillo da anni si sfida nel raccolto: “Belin, a me le fave sono tutte seccate”, scherza il leader a 5 Stelle. Per aggiudicarsi la rivincita aveva “barato” piazzando nell’orto enormi pomodori di plastica che hanno fatto strabuzzare gli occhi ai vicini.    Il resto della giornata è così: lui chiuso in casa, da dove, però, parla all’Italia via streaming. Poco dopo le nove e mezzo di sera: “Non si azzardino a fare inciuci o inciucetti, perché ora noi siamo lì”. Le luci della sua stanza si accendono e si spengono: cerca di riposare, non ci riesce, lo riprendono l’esaltazione e il timore del futuro. Forse il pensiero di un’altra campagna elettorale massacrante. Perché appena raggiunto il grande traguardo si è accorto che in fondo un’altra corsa è appena cominciata. E se la posta in gioco è molto più alta, gli errori non gli saranno perdonati. “Appena capiranno anche quelli che fino a oggi hanno vivacchiato tra voli low cost e mezzi stipendi cambierà tutto. Quando smetteranno di galleggiare sulla crisi e capiranno che riconsegnarsi a Berlusconi è un crimine contro la galassia avremo un altro Paese. Manca poco”. Nelle città, da Cesena a Palermo, da Bolzano a Lecce, quelli del Movimento festeggiano, ma senza ubriacarsi di spumante. “Lo sapevamo”, dicono, “che avremmo vinto, non è stato un successo inaspettato”. Lo dicono quelli che si chiamano Ime-rio Amedei, operaio, Eleonora Ghinelli o Natascia Guiduzzi. Tutta gente che da ieri è stata eletta in parlamento, ma che – da promessa – rifiuterà di farsi chiamare onorevole. Sono quelli dell'”uno vale uno”, lo slogan del Movimento. Quelli che andranno a fare i cani da guardia in un posto quasi alieno, il Parlamento, personaggi che a Roma non erano mai stati e che dovranno chiedere quale sia la fermata per arrivare negli uffici che verranno loro consegnati, fino a ieri occupati dai mammasantissima della politica. “Certo”, sorride uno dei neoeletti, “dovremo essere compatti, non cedere alle lusinghe di chi vorrà comprarci. E non fare come i leghisti che, appena sbarcati nella Capitale negli anni Novanta, si fecero rapire dalle mille luci di Roma”.    E GRILLO ANCORA tuona contro i vecchi politici ritornati nei palazzi del potere: “Sono dei falliti e hanno portato questo Paese alla catastrofe. Dureranno poco, durerà poco il governissimo. Noi abbiamo la forza e la consapevolezza di aver risvegliato degli sguardi e la carica che hanno adesso queste persone si vedrà in Parlamento. Si accorgeranno della nostra forza”.    Anni di storia non ce ne sono, miliardi nemmeno. Contano i voti, e il Movimento 5 stelle, nato per gioco, ieri ha vinto le elezioni. Oggi comincia tutta un’altra storia. Vietato, però, sbagliare.

di Emiliano Liuzzi e Ferruccio Sansa
Il Fatto Quotidiano 26 Febbraio 2013

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