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Governo, i decreti fantasma a quota 242. Renzi non cambia passo rispetto a Letta

letta-renziDal Jobs act alle Province e fino agli 80 euro. Misure cardine dell’esecutivo ancora incomplete. Boschi evidenzia le incompiute dei predecessori. Mentre il governo non risponde al Fatto.it sui suoi arretrati.

Salva Italia, Destinazione Italia, Sblocca Italia. Le leggi cardine degli ultimi tre governi hanno un elemento in comune: l’alto tasso di decreti attuativi mai emanati. Il governo in carica non fa eccezione: i 46 provvedimenti pubblicati in Gazzetta ufficiale nei suoi primi otto mesi rimandano ad altri 242 che ancora  oggi mancano all’appello. Erano 133 a giugno, 140 a luglio, 171 ad agosto. Il piede di Renzi inizia dunque ad affondare nel terreno dei decreti e dei regolamenti inattuati. Il suo esecutivo rischia di andare incontro a un ko tecnico sul ring delle riforme nel confronto con quelli di Monti e Letta, tra i più paludati della storia. E sarebbe uno schiaffo pesantissimo. Ecco perché.

“A noi non interessa il gioco della conta, gli scontri, noi facciamo proposte che diventano leggi dello Stato”. Alla Leopolda Renzi ha rimarcato così la distanza con la piazza di sindacati e lavoratori in San Giovanni. Stando ai numeri, però, è vero proprio il contrario. A certificarlo è l’aggiornamento sullo stato di attuazione del programma diffuso sui siti della Presidenza del Consiglio e della Funzione pubblica il 24 ottobre scorso (scarica il file). E lì che spunta il fardello dei 242 provvedimenti fantasma. Con alcune chicche. Il governo ha appena approvato il secondo bonus da 80 euro, quello per neomamme. Anche se il primo non è ancora entrato del tutto in vigore: approvato ad aprile attende ancora 35 decreti attuativi. L’altro dato sorprendente è che ben 30 provvedimenti inattuati facciano capo alla stessa Presidenza del Consiglio, la casa di Renzi.

Qualcuno potrebbe ricordare gli annunci del neopremier sull’impellenza di star dietro alla legislazione di secondo livello (link). Ne aveva fatto un punto d’onore, sostenendo di aver ereditato da Monti e Letta “una scandalosa montagna di decreti inattuati”. Era poi arrivato al punto di mettere alla gogna i suoi stessi ministri, rei di contribuire alla mole di pezzi di legislazione finiti a bagnomaria. Ma evidentemente non è bastato.

Nei report e nelle comunicazioni ufficiali pubblicate dagli uffici del Ministro Maria Elena Boschi a boschiottobre si continuano così a tirare in ballo Monti e Letta. La foga di far emergere performance positivedel governo fa sì che su 22 pagine di rapporto solo 7 siano dedicate all’azione dell’esecutivo in carica, 15 all’eredità incompiute dei predecessori, come se queste non riguardassero anche il governo Renzi. Come dire, il fardello è colpa loro. Noi siamo più bravi.

Sarà poi vero? Nella sua relazione alla Camera sullo stato di attuazione del programma di governo la Boschi ha messo in luce come il confronto tra i primi sette mesi e mezzo (226 giorni) di Letta e Renzi facciano segnare punti a favore del nuovo premier: 40,6% di provvedimenti adottati contro il 28,6% (vai al grafico). Ma se il confronto fosse stato fatto pochi giorni dopo avrebbe avuto come base di calcolo non 171 ma 242 decreti non attuati. Con risultati decisamente diversi.

Sull’oggetto della legislazione “sospesa”, poi, sembra calato il segreto. Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto ufficialmente agli uffici del Ministro Boschi il 21 ottobre: visto che è stato aggiornato il report sullo stato di attuazione, indicando i numeri dei provvedimenti che mancano all’appello, è possibile sapere a quali misure esattamente si riferiscono?

Nel report si legge, ad esempio, che mancano 35 atti legislativi secondari al Dl 66/2014. Si tratta del decreto che disciplina il famoso bonus da 80 euro approvato il 24 aprile 2014 convertito in legge e pubblicato in Gazzetta il 23 giugno, quattro mesi fa. A cosa mai si riferiscono? Quali parti del provvedimento sono rimaste inattuate? Come cadono queste parti sulla platea dei percettori del bonus?

La risposta non è mai arrivata. Non è bastata la mail al capo ufficio Alessandra Gasparri. Non è servito girarla con plurime sollecitazioni telefoniche al portavoce del ministro Luca Di Bonaventura. “La risposta arriva, non preoccupatevi” era la promessa di mercoledì. Rassicurazioni al giovedì ma ancora nulla venerdì, salvo scoprire che “sono tutti alla Leopolda”, la kermesse renziana. Se ne riparla lunedì, forse.

Non resta dunque che affondare gli occhi tra tabelle e riferimenti normativi. Partiamo allora con il primo provvedimento in lista. La legge 56/2014 che doveva abolire le Province. Si è pure votato per riconfermarle ma a quella misura, varata addirittura ad aprile, mancano ancora oggi 5 decreti attuativi. Ne mancano anche 6 al Dl 16/2014 entrato in vigore il 6 marzo. E’ stato convertito il 2 maggio ma ancora è parzialmente inattuato. Per quali parti? Nessuno lo spiega. In alto mare anche il Decreto competitività (Dl 91/2014): che conta 36 decreti fantasma.

Andiamo avanti. Si parla tanto delle nuove misure del jobs act, articolo 18 etc etc. Ma il primo decreto Poletti, approvato il 20 marzo, ancora non è pienamente operativo: due provvedimenti sono attesi da ben sette mesi. C’è speranza per lo Sblocca Italia che ha appena incassato la fiducia alla Camera: approvato il 12 settembre ha già sul groppo un vagone di 29 decreti attuativi. Certo, Renzi ha il vantaggio che per i suoi provvedimenti i termini non sono ancora scaduti. Può rivendicare un uso più intenso dei decreti auto-attuativi (15 su 87). Ma non può più marcare l’abissale differenza che avrebbe voluto segnare da Letta e da Monti.

Monti ha governato il doppio di Renzi, un anno e cinque mesi. Quando è uscito di scena ha lasciato 207 decreti attuativi da adottare. Anche il confronto con #lettastaisereno inizia ad andare stretto a chi ne ha preso il posto in un modo che ancor l’offende: in 10 mesi l’esecutivo che sembrava il più impaludato della storia ha lasciato sul terreno 306 provvedimenti da adottare. Ebbene, dopo 8 mesi Renzi ha già un passivo di 242 decreti ancora da emanare, e presto saranno molti molti di più, visto che la Legge di Stabilità aggiungerà un altro vagone carico di mattoncini. Quella di Letta (dl 147/2013) ne ha portati in dote 84 in un colpo solo. Così, non è azzardato pensare che siamo prossimi addirittura a un sorpasso. Si vedrà, ma intanto si può affermare l’inconfessabile: aldilà degli annunci, neppure lui ha messo il turbo al processo legislativo. Anche lui, come i predecessori, legifera e accumula pezzi di leggi inattuate.

di Thomas Mackinson
Il Fatto Quotidiano 27.10.2014

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