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Bocciato il piano scuola del governo

scuolaDURO RAPPORTO DI CITTADINANZATTIVA : “SI INVESTE SOLO A NORD, AL SUD INTERVENTI DI FACCIATA”.

Il piano scuole di Matteo Renzi divide l’Italia: al Sud troppi interventi solo di facciata e al Nord gli investimenti per la sicurezza. A bocciare gli sforzi del governo sul piano dell’edilizia scolastica è l’autorevole voce di Cittadinanzattiva che ieri mattina a palazzo Marini ha presentato il XII rapporto sulla sicurezza, la qualità e l’accessibilità dei nostri istituti.
NUMERI CHE SONO PESATI tanto quanto l’analisi fatta da Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale del settore scuola di Cittadinanzattiva: “Non basta un piano per uscire dall’emergenza. Affidarsi elusivamente a quanto segnalato dai sindaci, significa non aver agito secondo criteri oggettivi e misurabili di urgenza e gravità. Un esempio lampante: l’istituto Giovanni Caso di Piedimonte Ma-tese, monitorato nel nostro rapporto, è in condizioni pessime dal punto di vista della sicurezza ma non ha ricevuto alcun finanziamento. L’assenza di un’anagrafe dell’edilizia scolastica nazionale e di quelle regionali ha pesato fortemente sull’individuazione degli interventi dei tre filoni del piano scuole”. Parole che il governo non ha voluto ascoltare “dal momento che per la prima volta in dieci anni – fanno notare gli operatori di Cittadinanzattiva – tra il pubblico, nonostante il nostro invito, non c’era nessuno del ministero della Pubblica istruzione”.  Intanto lo stato di sicurezza delle scuole del nostro Paese è sempre grave: quattro edifici su dieci hanno una manutenzione carente, oltre il 70% presenta lesioni strutturali, in un caso su tre gli interventi non sono effettuati e più della metà delle scuole si trova in zona a rischio sismico.
Il rapporto di Cittadinanzattiva non lascia scampo a chi cerca giustificazioni. Per elaborare il dossier si sono presi in esame 213 edifici scolastici di tutti gli ordini e gradi, monitorati in 14 regioni e 22 province, andando a vagliare 26 fattori e usando 350 indicatori legati allo stato degli edifici, alla qualità delle scuole, alla sicurezza interna, alla prevenzione, alle certificazioni, all’igiene e alla pulizia. Numeri che rispetto allo scorso anno, quando erano state monitorate 165 scuole, sono proporzionalmente peggiorati o nel migliore dei casi rimasti simili a quelli di quest’anno. “Non solo: ogni anno – spiegano gli estensori del rapporto – cambiamo il campione delle scuole monitorate, ma il risultato è sempre lo stesso”.  Lo sanno bene le oltre 250 famiglie di Casamassima, in provincia di Bari, che proprio ieri mattina, hanno protestato contro il provvedimento dell’ex amministrazione comunale che due giorni prima dell’inizio dell’anno scolastico, ha disposto la turnazione degli alunni delle scuole “Collodi” e “Ciari”, nei locali di un unico istituto, dopo la chiusura per degrado del “Ciari”.
UNA SITUAZIONE, quella delle scuole del meridione, conosciuta da Cittadinanzattiva che non ha avuto parole favorevoli per gli interventi di Renzi: “Le regioni del Nord hanno avuto la meglio sul piano #scuolesicure e #scuolenuove mentre Campania, Sicilia, Puglia e Calabria occupano i primi posti per interventi e finanziamenti di #scuolebelle. Si è investito – ha detto Adriana Bizzarri – di meno nelle regioni del Sud e nelle isole dove è maggiore il numero di scuole con deficit strutturali pesanti. Solo in Sicilia, Campania e Calabria si contano 12.964 a rischio sismico”. Sfogliando il rapporto ne esce una fotografia allarmante: il 25%  dei corridoi, il 21% delle mense, dei bagni e delle palestre e il 18% delle aule presenta distacchi d’intonaco. Il 41% delle scuole ha uno stato di manutenzione mediocre o pessimo.

Inutile chiedere interventi: di fronte alla richiesta di piccoli lavori di manutenzione, nel 15% dei casi l’ente proprietario non è mai intervenuto e nel 23% è arrivato con molto ritardo. Inoltre, nel campione di scuole prese in considerazione solo il 13% sono a piano terra: nel resto delle strutture c’è un ascensore ma nel 20% dei casi non funziona e nel 6% non è abbastanza largo da consentire l’ingresso di una carrozzina. In aula la situazione non migliora perché in una scuola su due non ci sono banchi adatti e il 21% delle aule non può accogliere un disabile a causa della dimensione della classe.

di Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano 19.09.2014

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